La Società Scientifica GITMO e le cellule staminali
POSIZIONE DELLA SOCIETA' SCIENTIFICA GITMO - GRUPPO ITALIANO
TRAPIANTI DI MIDOLLO OSSEO, DI CELLULE STAMINALI
EMOPOIETICHE E TERAPIA CELLULARE- SULLA DONAZIONE E
RACCOLTA DI SANGUE CORDONALE
Alla luce del completamento del quadro normativo che disciplina il
settore delle cellule staminali da sangue cordonale, che vede
l’istituzione di una rete nazionale di banche di sangue cordonale (ITCBN
– Decreto Ministeriale 18 novembre 2009), la definizione dei requisiti
minimi delle banche che afferiscono a tale rete (Accordo Stato Regione
del 29 ottobre, 2009), la definizione delle tipologie di conservazione
consentite nel nostro Paese (Decreto Ministeriale 18 novembre, 2009), la
nuova procedura di esportazione del sangue cordonale presso banche
estere (Accordo Stato Regione del 29 aprile 2010), e il finanziamento
della rete delle banche pubbliche
il GITMO (Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo, Cellule
Staminali Emopoietiche e Terapia Cellulare) con la presente nota
ribadisce l’importanza assistenziale di promuovere la donazione
solidaristica del sangue cordonale per un accesso equo che garantisca a
tutti la possibilità di cura con cellule staminali cordonali e la non utilità
della conservazione autologa, al di fuori delle indicazioni cliniche
previste dalla normativa, come da evidenze scientifiche consolidate.
Il GITMO ritiene opportuno ribadire che la posizione assunta scaturisce
da una serie di osservazioni, che coinvolgono sia aspetti etici/ sociali,
che aspetti più prettamente scientifici, di seguito riportati:
Aspetti etici e sociali:
la promozione della raccolta allogenica è fondamentale al fine di
costituire un inventario di unità di sangue cordonale, che possa
soddisfare il fabbisogno trapiantologico nazionale ed internazionale. In
parte questo obiettivo è stato realizzato, grazie all’istituzione della rete
italiana delle banche pubbliche di sangue cordonale, che attualmente
dispone di oltre 20.000 campioni utilizzabili a scopo trapiantologico.
Dal febbraio 2007, la creazione di uno sportello unico per la ricerca di
cellule staminali emopoietiche da donatore adulto e da sangue
cordonale, affidato al Registro Nazionale Donatori di Midollo Osseo
(IBMDR – Italian Bone Marrow Donor Registry) ha permesso alla rete
italiana di collocarsi ai primi posti nel panorama internazionale, avendo
contribuito a realizzare oltre 900 trapianti in tutto il mondo. La stessa
rete trapiantologica italiana ha mostrato in questi ultimi anni un
interesse sempre crescente nei confronti di questa fonte alternativa di
cellule staminali, come ben si evidenzia dal fatto che i trapianti
effettuati con il sangue cordonale hanno rappresentato, nel 2009, il 17%
di tutti i trapianti effettuati da donatore non familiare (dati IBMDR), dati
del tutto sovrapponibili a quelli presenti nella letteratura internazionale.
La promozione della raccolta autologa, promossa da banche estere, fa
leva sulla spinta emotiva di voler garantire ai propri figli una ipotetica
possibilità terapeutica per una altrettanto ipotetica patologia, senza
però fornire le prove su cui si fonda la medicina basata sull’evidenza.
Aspetti di accreditamento qualità e sicurezza:
non vi è evidenza che le strutture private implicate nella conservazione
autologa del sangue cordonale si attengano a standard internazionali di
qualità per la raccolta, il processamento e il bancaggio delle cellule
cordonali per ipotizzare l’utilizzo di una unità di sangue cordonale ad uso
trapianto per un paziente affetto da leucemia o linfoma; pertanto le
Unità qui depositate non potranno mai essere utilizzate dai Centri
Trapianto per il trapianto di CSE.
• Aspetti clinici e pre-clinici:
i) il sangue cordonale rappresenta una delle possibili fonti di
cellule staminali che possono essere utilizzate in alternativa al
midollo osseo per il trapianto. Attualmente circa il 2-3% delle
unità di sangue cordonale conservate nelle banche pubbliche
sono state utilizzate a scopo di trapianto e questa percentuale
apparentemente piccola ha permesso l’esecuzione di circa il
20% dei trapianti effettuati nel mondo. Questi dati depongono
per una prevedibile espansione delle sue applicazioni cliniche in
futuro;
ii) non esistono dati univoci sulla probablilità di impiegare il sangue
placentare conservato per uso autologo nello stesso paziente; si
stima che questa incidenza vari da 1/1000 a più di 1/200000.
Inoltre, qualora si identificassero in futuro procedure di
trapianto autologo realmente efficaci, la grande maggioranza
(>97%) di coloro che hanno donato presso le banche pubbliche
potrebbero ritrovare la propria unità di sangue cordonale ancora
disponibile. In caso di tumori ematologici (leucemie, linfomi)
cellule tumorali possono comunque essere presenti nel sangue
cordonale bancato.
iii) la possibilità di poter curare con il sangue cordonale autologo
malattie degenerative, nell’ambito della cosidetta “medicina
rigenerativa” (infarto del miocardio, sclerosi laterale
amiotrofica, morbo di Parkinson…) è al momento priva di
evidenze scientifiche.
POSIZIONE DELLA SOCIETA' SCIENTIFICA GITMO - GRUPPO ITALIANO
TRAPIANTI DI MIDOLLO OSSEO, DI CELLULE STAMINALI
EMOPOIETICHE E TERAPIA CELLULARE- SULLA DONAZIONE E
RACCOLTA DI SANGUE CORDONALE
Alla luce del completamento del quadro normativo che disciplina il settore delle cellule staminali da sangue cordonale, che vede l’istituzione di una rete nazionale di banche di sangue cordonale (ITCBN – Decreto Ministeriale 18 novembre 2009), la definizione dei requisiti minimi delle banche che afferiscono a tale rete (Accordo Stato Regione del 29 ottobre, 2009), la definizione delle tipologie di conservazione consentite nel nostro Paese (Decreto Ministeriale 18 novembre, 2009), la nuova procedura di esportazione del sangue cordonale presso banche estere (Accordo Stato Regione del 29 aprile 2010), e il finanziamento della rete delle banche pubbliche
il GITMO (Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo, Cellule Staminali Emopoietiche e Terapia Cellulare) con la presente nota ribadisce l’importanza assistenziale di promuovere la donazione solidaristica del sangue cordonale per un accesso equo che garantisca a tutti la possibilità di cura con cellule staminali cordonali e la non utilità della conservazione autologa, al di fuori delle indicazioni cliniche previste dalla normativa, come da evidenze scientifiche consolidate.
Il GITMO ritiene opportuno ribadire che la posizione assunta scaturisce da una serie di osservazioni, che coinvolgono sia aspetti etici/ sociali, che aspetti più prettamente scientifici, di seguito riportati:
Aspetti etici e sociali:
la promozione della raccolta allogenica è fondamentale al fine di costituire un inventario di unità di sangue cordonale, che possa soddisfare il fabbisogno trapiantologico nazionale ed internazionale. In parte questo obiettivo è stato realizzato, grazie all’istituzione della rete italiana delle banche pubbliche di sangue cordonale, che attualmente dispone di oltre 20.000 campioni utilizzabili a scopo trapiantologico.
Dal febbraio 2007, la creazione di uno sportello unico per la ricerca di cellule staminali emopoietiche da donatore adulto e da sangue cordonale, affidato al Registro Nazionale Donatori di Midollo Osseo (IBMDR – Italian Bone Marrow Donor Registry) ha permesso alla rete italiana di collocarsi ai primi posti nel panorama internazionale, avendo contribuito a realizzare oltre 900 trapianti in tutto il mondo. La stessa rete trapiantologica italiana ha mostrato in questi ultimi anni un interesse sempre crescente nei confronti di questa fonte alternativa di cellule staminali, come ben si evidenzia dal fatto che i trapianti
effettuati con il sangue cordonale hanno rappresentato, nel 2009, il 17% di tutti i trapianti effettuati da donatore non familiare (dati IBMDR), dati del tutto sovrapponibili a quelli presenti nella letteratura internazionale. La promozione della raccolta autologa, promossa da banche estere, fa leva sulla spinta emotiva di voler garantire ai propri figli una ipotetica possibilità terapeutica per una altrettanto ipotetica patologia, senza però fornire le prove su cui si fonda la medicina basata sull’evidenza.
Aspetti di accreditamento qualità e sicurezza: non vi è evidenza che le strutture private implicate nella conservazione autologa del sangue cordonale si attengano a standard internazionali di qualità per la raccolta, il processamento e il bancaggio delle cellule cordonali per ipotizzare l’utilizzo di una unità di sangue cordonale ad uso trapianto per un paziente affetto da leucemia o linfoma; pertanto le Unità qui depositate non potranno mai essere utilizzate dai Centri Trapianto per il trapianto di CSE.
Aspetti clinici e pre-clinici:
- il sangue cordonale rappresenta una delle possibili fonti di cellule staminali che possono essere utilizzate in alternativa al midollo osseo per il trapianto. Attualmente circa il 2-3% delle unità di sangue cordonale conservate nelle banche pubbliche sono state utilizzate a scopo di trapianto e questa percentuale apparentemente piccola ha permesso l’esecuzione di circa il 20% dei trapianti effettuati nel mondo. Questi dati depongono per una prevedibile espansione delle sue applicazioni cliniche in futuro;
- non esistono dati univoci sulla probablilità di impiegare il sangue placentare conservato per uso autologo nello stesso paziente; si stima che questa incidenza vari da 1/1000 a più di 1/200000. Inoltre, qualora si identificassero in futuro procedure di trapianto autologo realmente efficaci, la grande maggioranza (>97%) di coloro che hanno donato presso le banche pubbliche potrebbero ritrovare la propria unità di sangue cordonale ancora disponibile. In caso di tumori ematologici (leucemie, linfomi) cellule tumorali possono comunque essere presenti nel sangue cordonale bancato.
- la possibilità di poter curare con il sangue cordonale autologo malattie degenerative, nell’ambito della cosidetta “medicina rigenerativa” (infarto del miocardio, sclerosi laterale amiotrofica, morbo di Parkinson…) è al momento priva di evidenze scientifiche.