Le cellule staminali derivate dal sangue del cordone ombelicale
Ci si potrebbe chiedere quindi che senso abbiazricavarle dal sangue del cordone ombelicale per poi affrontare un costoso processo di immagazzinamento a bassissima temperatura (crioconservazione)
E' stato scientificamente provato che l'efficienza con cui le cellule si riproducono è tanto più alta quanto più è giovane l'individuo da cui vengono prelevate, e che l'efficienza riproduttiva delle cellule dipenda dall'età lo si può facilmente verificare osservando quanto sia più rapida la cicatrizzazione delle ferite nei bambini molto piccoli rispetto a quanto avviene negli individui adulti.
Questa osservazione dimostra che è molto meglio utilizzare cellule staminali ematopoietiche, derivate dal sangue del cordone ombelicale, piuttosto che quelle derivate dal midollo osseo di un individuo adulto, come dimostrano gli studi di Francesco Frassoni e collaboratori del Centro Cellule Staminali e Terapia Cellulare, Ospedale San Martino - Genova.
Sono in corso numerosi studi per indurre la pluripotenza nelle staminali ovvero la possibilità di generare qualsiasi tipo di cellule dell'organismo. In uno studio pubblicato nell'Aprile 2008 su PNAS (Proceedings of the national academy of sciences), lo statunitense W. E. Lowry e collaboratori hanno dimostrato la possibilità di trasformare i fibroblasti in cellule staminali pluripotenti, in grado di curare il morbo di Parkinson nei topi di laboratorio.
E' quindi molto probabile che in un prossimo futuro le cellule staminali ematopoietiche possano avere un campo applicativo molto più ampio di quello attuale, che è limitato alle malattie del sangue, ed essere utilizzate per terapie efficaci in virtù della loro efficienza intrinseca, molto maggiore rispetto a quella delle staminali, prelevate da soggetti adulti.
Il prelievo delle cellule staminali da cordone ombelicale non comporta alcun rischio, nè per il neonato né per la madre.
Va tenuto presente che, se non utilizzato, il sangue contenuto nel cordone ombelicale verrebbe comunque distrutto col suo prezioso carico di staminali “giovanissime”. Appare quindi molto sensata la conservazione delle staminali in esso contenute, anche in previsione delle scoperte scientifiche che verranno in futuro e che ne amplificheranno enormemente l'utilizzo terapeutico.