Un’intenzione buona (il fine) non giustifica un mezzo immorale
Per rendere un atto moralmente lecito, non è sufficiente che il soggetto dell’azione abbia un’intenzione buona. Oltre le circostanze, anche l’oggetto dell’azione deve essere moralmente buono. Papa Giovanni Paolo II ha scritto: «La ragione testimonia che ci sono oggetti dell’atto umano che sono a causa della loro natura ‘incapaci di essere ordinati’a Dio, perché essi radicalmente contraddicono il bene della persona fatta nella sua imagine» . Questi atti che, nella tradizione morale della Chiesa, sono stati definiti ‘intrinsecamente cattivi’(intrinsece malum): «sono tali sempre e di per sé; in altri termini, a causa del loro stesso oggetto, e completamente a prescindere da ulteriori intenzioni della persona che agisce e dalle circostanze».
Procedendo egli scrive: «Conseguentemente, senza per niente negare l’influsso sulla moralità esercitato dalle circostanze e specialmente dalle intenzioni, la Chiesa insegna che esistono atti che per se e in se stessi, indipendentemente delle circostanze, sono sempre gravemente immorali a causa del loro oggetto»67 . Inoltre, egli scrive: «sé gli atti sono intrinsecamente cattivi, una buona intenzione o circostanza particolare possono diminuire la loro malvagità, ma non possono toglierla. Rimangono irrimediabilmente atti immorali; per sé e in se stessi non sono capaci di essere ordinati a Dio e al bene della persona....Conseguentemente, circostanze oppure intenzioni non possono mai trasformare un atto intrinsecamente cattivo in virtù del suo oggetto in un atto soggettivamente buono o giustificabile come una scelta».
Anche se , la ricerca sulle cellule staminali embrionali ha lo scopo di ottenere la terapia per tante malattie e far star bene tante persone, in quanto comporta la distruzione dell’embrione umano, questa ricerca non può essere eticamente giustificata perché la buona intenzione, - il fine - non giustifica il mezzo.