Obiezioni del Congresso Internazionale del 1991 a Milano
Alcuni partecipanti al Congresso Internazionale svoltosi a Milano nel gennaio 1991 sul tema dello statuto dell’embrione umano alla fine hanno dichiarato: «…in quanto scienziati ed operatori del settore, noi affermiamo che le recenti conoscenze relative alla totipotenzialità dello ‘zigote’e dell’‘embrione’, unite ad altre considerazioni, portano ad affermare che prima del 14° giorno dalla fecondazione è da escludersi che l’’embrione’abbia ‘vita personale’o sia ‘persona’».
Proseguendo essi scrivono: «Non è nostro compito stabilire con precisione quando ciò avviene, ma certamente non avviene al momento della fecondazione, bensì in un momento ad esso successivo».
Ancora due embrioni possono unirsi o possono essere uniti per formare un individuo. Quando questo succede, allora uno embrione umano perde la sua individualità. Perciò non possiamo attribuire all’embrione la caratteristica di individuo e perciò di persona finché esiste questa possibilità.
Iniziamo con la prima obiezione cio è che l’embrione umano non è un individuo perché può dividersi e può essere diviso in due o più embrioni.
Se è vero che l’embrione umano a causa della sua totipotenza ha la possibilità di divisione in due o più embrioni umani, in ogni modo, è anche vero che questa è solamente una possibilità che non nega la realtà che in ogni momento della esistenza dell’embrione umano siamo davanti all’individuo embrione.
Tutti gli autori che negano che l’embrione umano sia una persona fondano il loro argomento sulla possibilità della sua divisione e usando questa possibilità come la premessa maggiore concludono che l’embrione umano non è di fatto un individuo.
Logicamente, è errato iniziare l’argomento, cioè porre come premessa maggiore, la possibilità e concludere l’argomento con la attualità e obbligatorietà. Spiego. Che l’embrione umano possa dividersi e possa essere diviso è solamente una possibilità. Essendo una possibilità, ciò può succedere per esempio quando per natura abbiamo la gemellarità o quando l’embrione viene diviso in due o più parti da qualcuno; oppure può anche non succedere.
Normalmente, a partire dalla fecondazione e in ogni momento attuale dell’embrione umano, siamo di fatto davanti ad un embrione individuale. Il Comitato Direttivo del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma ha giustamente affermato:
La conclusione dedotta dai dati oggi disponibili della biologia è che l’embrione fin dalla fecondazione è un individuo umano che inizia il suo ciclo vitale.
Perciò non possiamo argomentare che poiché l’embrione umano può dividersi e può essere diviso, perciò non è “individuale” e non è una persona.
La divisione dell’embrione è comunque una eccezione. Così affermano anche Serra e Colombo: «...il fenomeno è una reale eccezione: il 99-99,6% degli zigoti si sviluppano come un unico organismo. Ciò logicamente significa che lo zigote è per sé determinato a svilupparsi come un unico individuo umano».
Secondo il principio legale, l’eccezione costituisce non soltanto un’affermazione della regola, ma anche una prova della regola.
Poiché di fatto gli embrioni di solito non si dividono, si può concludere che la totipotenza non è opposta alla individualità. Cosi Serra e Colombo hanno affermato: «... la totipotenza non si oppone alla individual ità. Cellule totipotenti possono essere parte di un individuo senza distruggerne la sua individualità».
In conclusione, riteniamo che il fatto che l’embrione umano possa dividersi e possa essere diviso a causa della sua totipotenza, rappresenta solamente una possibilità ma non ne consegue che di fatto sia diviso. Poiché non è diviso, concludiamo che è un individuo e perciò una persona umana.
La seconda obiezione è che siccome due o più embrioni umani possono unirsi per formare una sola persona prima dell’impianto nell’utero, perciò non si può attribuire lo status di persona all’embrione umano.
Ancora, l’illogicità di questo argomento risiede nel fatto che si inizia con la “possibilità” e si conclude con la attualità e l’obbligatorietà. Fino a quando questa possibilità non viene verificata, siamo davanti a due o più embrioni umani e perciò due o più persone umane. Ma quando si sia verificata questa unificazione, abbiamo un individuo e perciò siamo davanti ad una persona umana.
Ora discutiamo la terza caratteristica della persona cioè la razionalità. Occorre precisare che secondo la definizione di Boezio quello che conta non è che la persona abbia la razionalità nel senso che debba esercitarla attualmente, ma è sufficiente per essere persona che la entità sia dotata di una natura razionale
La domanda che sorge è: l’embrione umano ha natura razionale? Poiché biologicamente è dotato di patrimonio genetico umano, l’embrione umano non può non avere una natura razionale dato che tutti gli esseri della specie umana hanno natura razionale. L’embrione umano è un essere razionale in quanto possiede la natura razionale.
Il fatto che l’embrione umano non eserciti ancora la razionalità è dovuto non alla privazione della natura e capacità razionale, ma alla mancanza temporanea dell’esercizio di quella capacità a causa dell’immaturità dello sviluppo dell’organo cerebrale necessario per l’esercizio di tale funzione. Perciò, il fatto che non verifichiamo l’esercizio di tale funzione da parte dell’embrione umano non vuol dire che l’embrione umano non possiede la natura razionale: quando gli organi necessari per esercizio di tale funzione si saranno sviluppati, certamente l’embrione umano eserciterà la razionalità. La conclusione non può che essere che l’embrione umano ha natura razionale.
In conclusione, riteniamo che poiché l’embrione umano è una sostanza, ha individualità e ha la natura razionale, perciò è una persona umana.