Allora la domanda è: l’embrione umano è una sostanza?
La risposta è che sicuramente lo è. E’vero che non manifesta ancora gli accidenti tramite i quali la persona è di solito riconosciuta (per esempio, l’autocoscienza, la relazione, la sensazione, ecc.) ma questa mancanza si spiega con il fatto che gli organi necessari per il loro esercizio non sono ancora sviluppati. Occorre tempo per gli organi responsabili per far sì che questi atti maturino prima che l’embrione si manifesti tramite questi accidenti. Perciò per quanto riguarda l’embrione umano la mancanza di questi accidenti non è la privazione, né di sostanza dell’embrione umano, né di questi accidenti che manifestano questa sostanza, ma solamente una mancanza temporanea.
Inoltre, se l’embrione umano è una sostanza, per forza deve avere i suoi accidenti tra i quali sono la consapevolezza, l’auto-
consapevolezza, la sensazione ecc., anche se questi accidenti, come abbiamo detto, non sono verificabili attualmente a causa della mancanza dello sviluppo degli organi responsabili per l’esercizio di queste funzioni.
Le conclusioni che dobbiamo trarre da quanto abbiamo sopra detto sono le seguenti:
L’embrione umano è una sostanza.
Tutte le definizioni della persona che fanno riferimento solamente agli accidenti della sostanza della persona (per esempio, la autoconsapevolezza, la relazione, il ragionamento ecc) non possono ritenersi corrette perché eliminano alcune persone umane tra le quali gli embrioni umani dalla categoria delle persone.
La seconda domanda è: l’embrione umano è individuale? Cioè ha l’individualità? L’individualità è definita dal Webster’s New Dictionary tra l’altro come «la qualità di essere individuo» , cioè un singolo. La domanda è: l’embrione umano è un individuo? Noi sottolineiamo la parola “è” perché non siamo interessati con quello che l’embrione potrebbe essere (per esempio due gemelli dopo la separazione del blastomero: questa è solo una possibilità ma non un’obbligatorietà e perciò un’eccezione alla regola) ma con quello che è di solito a partire dalla fertilizzazione fino alla nascita.
Alcuni autori negando che l’embrione sia una persona umana argomentano che poiché l’embrione umano è dotato della caratteristica bi ologica della totipotenza (perciò esso può dividersi e può essere diviso in due o più parti e ogni parte può svilupparsi date le necessarie condizioni) fino a diventare una persona umana, perciò l’embrione umano non è un individuo e conseguentemente non è una persona umana, perché una persona umana è indivisibile, è un individuo. Fino a quando esiste questa possibilità -prima dell’impianto nell’utero quando appare nell’embrione la stria primitiva che è il punto invalicabile della gemellarità - non possiamo affermare che abbiamo di fronte un individuo e perciò una persona umana.
Tra coloro che sostengono questa posizione sono Shannon, Ford e alcuni partecipanti al Congresso Internazionale svoltosi a Milano nel gennaio 1991. Per esempio, Shannon riportando l’opinione di altri autori secondo cui usare embrioni provenienti da cliniche della fertilizzazione in vitro oppure produrre embrioni per ottenerne cellule staminali presenta, per tanti, più problemi etici , dice che se uno ritiene che l’essere persona inizia con la fertilizzazione, questi potrebbe sostenere che nessun embrione umano possa essere usato in questo modo.
Poi egli afferma che vorrebbe sviluppare l’altra possibilità: cioè, che anche se l’embrione umano porta un unico codice genetico e anche se certamente è umano, a questo stadio l’embrione non è persona e perciò alcuni interventi possono essere fatti. Argomentando contro l’individualità dell’embrione umano, egli scrive che l’organismo che si sta sviluppando non è ancora un individuo. Mentre ha unità biologica e organizzazione, le sue cellule possono ancora essere separate tramite il fenomeno della gemellarità oppure divise tramite quello della divisione embrionale, e così, potrebbero ottenersi organismi differenti interi. Il blastomero può essere diviso in due parti, ciascuna delle quali può diventare un altro organismo; cioè è divisibile e le sue parti possono diventare esseri interi. Tale organismo è per definizione un “non individuo”. Un individuo è letteralmente indivisibile, oppure se é diviso, non c’è più.