Cellule Staminali e chiesa: etica tra fede e scienza
- la capacità di auto-rinnovamento illimitato o prolungato, cioè di riprodursi a lungo senza differenziarsi;
- la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito: (nervose, muscolari, ematiche,ecc).
Da circa 30 anni queste cellule hanno costituito un ampio campo di ricerca sia in tessuti adulti, sia in tessuti embrionali e in colture in vitro di cellule staminali embrionali di animali da esperimento. Ma l'attenzione pubblica ad esse è stata richiamata recentemente da un nuovo traguardo raggiunto: la produzione di cellule staminali embrionali umane. Nel 1998 è stato possibile per la prima volta isolare e coltivare cellule staminali embrionali umane, il che ha aperto nuove prospettive terapeutiche e altresì generato una serie di roventi polemiche, soprattutto nei paesi cattolici. Cellule staminali embrionali umane possono dare origine a tutti i tessuti differenziati del nostro corpo e quindi generare nuovi neuroni o cardiomiociti o epatociti per riparare tessuti vitali danneggiati da malattie degenerative. Le cellule staminali embrionali o ES (dall’inglese: “embryonic stem” cells) possono essere geneticamente modificate in vitro mediante sostituzione di un gene sano con uno mutato o viceversa (ricombinazione omologa). Queste cellule si ottengono dalla distruzione di alcuni embrioni congelati, da qui nasce il problema etico. Esistono, in Italia decine di migliaia di embrioni congelati. Molti di questi embrioni, benché ancora vivi, non sono più in grado di dare origine ad una blastocisti normale e pertanto non vengono impiantati. Contengono però al loro interno cellule che possono essere espiantate in coltura e dare origine a nuove linee di cellule staminali.
- Alcuni tessuti fetali;
- Gli embrioni, soprattutto quelli ai primi stadi di sviluppo, ossia i cosiddetti pre- embrioni;
- Il sangue del cordone ombelicale;
- Alcuni tessuti di organismi adulti (midollo spinale, epitelio-pelle, retina, midollo osseo, cervello, gonade maschile);
- Sulla base di una corretta e completa analisi biologica, l’embrione umano è vivente a partire dalla fusione dei gameti, un soggetto umano con una ben definita identità, il quale incomincia da quel punto il suo proprio coordinato,continuo e graduale sviluppo, tale che in nessuno stadio ulteriore può essere considerato come un semplice accumulo di cellule i.
- Ne segue che: come «individuo umano» ha diritto alla sua propria vita; e, perciò, ogni intervento che non sia a favore dello stesso embrione, si costituisce come atto lesivo di tale diritto. La teologia morale ha da sempre insegnato che nel caso dello «jus certum tertii» il sistema del probabilismo non è applicabile.
- Pertanto, l’ablazione della massa cellulare interna (ICM) della blastociste, che lede gravemente e irreparabilmente l’embrione umano, troncandone lo sviluppo, è un atto gravemente immorale e, quindi, gravemente illecito.
- Nessun fine ritenuto buono, quale l’utilizzazione delle cellule staminali che se ne potrebbero ottenere per la preparazione di altre cellule differenziate in vista di procedimenti terapeutici di grande aspettativa, può giustificare tale intervento. Un fine buono non rende buona un’azione in se stessa cattiva.
- Per un cattolico, tale posizione è confermata dal Magistero esplicito della Chiesa che, nella enciclica Evangelium Vitae - riferendosi anche alla Istruzione Donum Vitae della Congregazione per la Dottrina della Fede - afferma: “ La Chiesa ha sempre insegnato, e tuttora insegna, che al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità e unità corporale e spirituale: «l’ essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita»”.